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28 ottobre 2014

Svimez certifica la morte del Mezzogiorno

Rapporto Svimez 2014Nel 2013 il PIL del Mezzogiorno crolla del 3,5%(-3,2% nel 2012) rispetto al -1,4% del Centro-Nord. Il rapporto Svimez sull’economia del Sud conferma una spaccatura del Paese ancora più forte nella crisi. Da rilevare che per il sesto anno consecutivo il PIL del Mezzogiorno registra segno negativo, a testimonianza della criticità dell’area. Ma non finisce qui. Il crollo dei redditi al Sud è stato del 15% tra il 2008 e il 2013, mentre hanno perso il posto di lavoro 583 mila persone.

Nel 2013, l’occupazione è crollata a 5,8 milioni, livello più basso dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche basi di dati. I consumi delle famiglie meridionali sono ancora scesi, arrivando a ridursi nel 2013 del 2,4%, a fronte del -2% delle regioni del Centro-Nord. In Italia oltre due milioni di famiglie si trovavano nel 2013 al di sotto della soglia di povertà assoluta, equamente divise tra Centro-Nord e Sud(1 milione e 14 mila famiglie per ripartizione), con un aumento di 1 milione 150 mila famiglie rispetto al 2007. Nel periodo 2007-2013 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443 mila(il 5,8% del totale) a 1 milione 14 mila(il 12,5% del totale), cioè il 40% in più solo nell’ultimo anno. Quest’ultimo dato fa girare i maroni, se si pensa che lo Stato butta 45 euro al giorno per la gestione di ogni migrante.

Nel Mezzogiorno, la regione col PIL pro capite più alto è l’Abruzzo(21.845), la più povera è la Calabria(15.989 euro). Al Sud i morti hanno superato i nati: un risultato negativo che si era verificato solo nel 1867 e nel 1918. Nel 2013 il numero dei nati ha toccato il suo minimo storico, 177 mila, il valore più basso mai registrato dal 1861. Le conseguenze di questo trend? Il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%. Da questa situazione non se ne esce nemmeno con gli 80 euro di Matteo Renzi. Cosa serve? Rilancio degli investimenti, una politica industriale nazionale specifica per il Sud, fiscalità di compensazione.

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