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18 dicembre 2016

Il giorno dei morti

Il giorno dei mortiIl giorno dei morti” è un libro di Maurizio De Giovanni e pubblicato da Einaudi. L’autore è nato a Napoli nel 1958. Nel 2005 partecipa ad un concorso indetto da Porsche Italia riservato a giallisti emergenti presso il Gran Caffè Gambrinus. Inventa quindi un racconto ambientato nella Napoli degli anni ‘30 intitolato “I vivi e i morti”. Il racconto è la base di un romanzo edito da Graus Editore nel 2006, “Le lacrime del pagliaccio”, poi riedito l’anno dopo con il titolo “Il senso del dolore”: ha così inizio la serie di inchieste del commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

Il giorno dei morti” arriva in libreria nel 2010 ed è la quarta opera dello scrittore napoletano. La Napoli nell’epoca del fascismo fa da sfondo alle indagini del commissario Ricciardi. Nella settimana dei Morti del 1931 viene trovato il cadavere di un bambino vegliato da un cane randagio. Si chiama Matteo, Tettè per tutti. Uno dei tanti scugnizzi che vivono di espedienti nei vicoli della città. A prima vista, sembra morto di stenti, ma presto si scoprirà che forse la morte è stata causata da altro. Il commissario Ricciardi indaga, ma le condizioni non sono facili. Le autorità fermano ogni tipo di inchiesta perché sta per arrivare in città Benito Mussolini. Al commissario toccherà indagare in modo clandestino, e soprattutto senza poter contare su alcuno dei suoi indizi perché sul luogo del delitto stavolta non vede il Fatto. A questo punto un interrogativo: ha esaurito il suo dono, la sua condanna, oppure il bambino non è stato ucciso lì?

Questa è la voce di un piccolo balbuziente di una Napoli affamata  e calzata nei neri stivali lucidi del fascismo, in una storia di emarginazione sociale che colpisce i più deboli, laddove povertà ed avidità mozzano il fiato in gola. La prima metà del romanzo è la più intensa, poi la narrazione si fa po’ ripetitiva e il finale a sorpresa è forse un tantino forzato. Da rilevare anche una svista su un dialogo, non del tutto trascurabile trattandosi di un giallo. Le pagine dedicate al bambino balbuziente e al suo cane immersi in una quotidianità fatta di violenze e soprusi sono le più toccanti e ricordano i racconti di Dickens in salsa partenopea: le due creature derelitte sembrano incarnare l’emblema dell’innocenza oppressa. Tutto attorno c’è un mondo crudele, meschino, avido, che accomuna palazzi signorili e quartieri bassi, e c’è una città che sotto l’incessante pioggia autunnale rivela il suo lato oscuro, mentre la sua solita teatralità diventa menzogna.

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