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4 marzo 2017

Cgia: Dipendenti costano a impresa doppio salario

Dipendenti costano a impresa doppio salarioLe tasse e i contributi previdenziali continuano ad alleggerire in maniera eccessiva i salari e gli stipendi, condizionando negativamente la capacità di spesa degli italiani. E’ quanto afferma l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. I dipendenti costano all’impresa quasi il doppio dello stipendio erogato. La Cgia ha esaminato la composizione delle buste paga di 2 lavoratori dipendenti entrambi occupati nel settore metalmeccanico dell’industria.

Il primo operaio ha uno stipendio netto di poco superiore ai 1.350 euro ma al suo datore di lavoro costa 2.357 euro. Questo importo è dato dalla somma della retribuzione lorda(1.791 euro) e dal prelievo contributivo a carico dell’imprenditore(566 euro). Il cuneo fiscale(dato dalla differenza tra il costo per l’azienda e la retribuzione netta) è pari a 979 euro che incide sul costo del lavoro per il 41,5%. Il secondo operaio, invece, percepisce una busta paga netta di poco superiore a 1.700 euro ma costa all’azienda oltre 3.200 euro. Questa cifra è composta dalla retribuzione mensile lorda(2.483 euro) a cui si aggiungono i contributi mensili versati dal titolare dell’azienda(729 euro). Il cuneo fiscale è di 1.503 euro che incide sul costo del lavoro per il 46,8%. Negli ultimi anni la situazione è un po’ migliorata.

Il bonus Renzi e il taglio Irap nel 2015 sul costo del lavoro ai dipendenti assunti con un contratto a tempo indeterminato hanno ridotto il carico fiscale di circa 14 miliardi di euro. Tutto bene? Mica tanto. C’è da dire che circa 966 mila persone su 11,9 milioni che hanno beneficiato degli 80 euro è stato costretto a restituirli interamente. Inoltre, 4,5 miliardi dei 9 miliardi di euro annui che servono per coprire la spesa del bonus Renzi finisce nelle tasche di dipendenti che vivono in famiglie con redditi medio-alti. Il segretario della Cgia, Renato Mason, ha dichiarato: “Per far ripartire con forza la domanda interna è necessario, tra le altre cose, aumentare il numero degli occupati e lasciare a questi ultimi più soldi in tasca”. Il problema continua ad essere lo Stato con i suoi “buchi”. Nel 1992 il compianto Gianfranco Funari spiegò in modo chiaro dove finiscono i soldi dei contribuenti.

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